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Patologie



Ambliopia

Comunemente detto "occhio pigro", si tratta di una riduzione del visus dovuta alla soppressione del riconoscimento delle immagini a livello cerebrale; spesso è secondaria ad un difetto di refrazione o ad uno strabismo non riconosciuti; poiché, se diagnosticato nei primi anni di vita, può essere trattato e risolto, è opportuno che i il primo controllo medico oculistico venga effettuato comunque entro i primi tre anni di vita.
Astigmatismo
Le persone colpite da questo difetto non sono in grado di mettere a fuoco sia gli oggetti vicini sia quelli lontani. Questo difetto è dovuto a una esagerata rotondità dell'occhio, che non permette la messa a fuoco in un unico punto della retina, ma su diversi piani. A peggiorare la situazione è il fatto che questo difetto, nella maggioranza dei casi, è associato o alla miopia (la riduzione della capacità visiva da lontano, vedi a pagina 47) o all'ipermetropia (è il difetto contrario alla miopia: determina cioè una difficoltà nel percepire nitidamente gli oggetti vicini, vedi a pagina 40). L’astigmatismo è un problema molto diffuso e fortemente invalidante: in Italia colpisce circa il .20 per cento delle persone. Viene corretto con l'utilizzo di occhiali, lenti a contatto e con il ricorso all'intervento chirurgico.

Gli interventi chirurgici
Per risolvere l’astigmatismo si possono impiegare la cheratotomia radiale, il laser a eccimeri tramite tecnica Lasik ;la prima tecnica viene utilizzata soprattutto per correggere l'astigmatismo miopico, la seconda sia quello miopico sia quello ipermetropico, mentre la terza, in genere, per correggere gli astigmatismi importanti. Si paria di astigmatismo miopico quando. uno dei due meridiani (linee perpendicolari che attraversano la cornea) riflette le immagini davanti alla retina. Si parla invece di astigmatismo ipermetropico quando questo processo avviene dietro la retina.

Cataratta

Si tratta di un progressivo opacamento del cristallino, ovvero di quella lente che si trova all’interno del nostro occhio, dietro l’iride, e che contribuisce a mettere a fuoco le immagini sul piano retinico. E’ una patologia molto diffusa, tipica della senilità, ma alcune forme possono essere già presenti alla nascita (cataratta congenita) o presentarsi in epoca più precoce a causa di traumi, intossicazioni o altre patologie oculari preesistenti.

La terapia della cataratta è quasi esclusivamente chirurgica; in realtà esistono alcuni farmaci, cosiddetti antiossidanti, che agirebbero riducendo il trauma fotoossidativo che sarebbe alla base dell’insorgenza della cataratta. In realtà, il solo modo per ripristinare una buona visione è rappresentato dall’intervento chirurgico. La tecnica più moderna per l’asportazione della cataratta viene denominata ‘Facoemulsificazione’ e consiste nella aspirazione della parte centrale del cristallino (nucleo) mediante una sonda ad ultrasuoni ed alla successiva pulizia della porzione residua (corticale); successivamente viene impiantato un cristallino artificiale (lente intraoculare) che ha lo scopo di rimpiazzare la funzionalità biologica posseduta dal cristallino naturale.

Cheratocono (“vedi Chirurgia Refrattiva – Laser Intrastromale”)

Si tratta di una patologia oculare caratterizzata dalla protrusione a cono della cornea (il tessuto più anteriore e trasparente dell’occhio) che interessa, generalmente, le aree centrale e paracentrale inferiore; si tratta di una patologia che insorge gradualmente e priva di connotazioni infiammatorie. Si tratta, perlopiù di una patologia asimmetricamente bilaterale, più frequente (fino a due volte) nel sesso femminile e che si presenta inizialmente nella seconda decade di vita; la progressione è graduale e la patologia può, dopo alcuni anni, stabilizzarsi; raramente peggiora dopo i 40 anni. In altri casi, invece, la progressione è più rapida. Dal punto di vista refrattivo, ciò si traduce in un deficit visivo a causa dell’insorgenza di un astigmatismo miopico composto irregolare. Tale difetto può essere rilevato durante una visita oculistica grazie all’esame che il medico oculista effettua al biomicroscopio e grazie all’osservazione all’oftalmometro, strumento in grado di misurare la curvatura della superficie anteriore della cornea nella sua porzione centrale; negli ultimi anni, grazie all’ausilio del fotopografo corneale, è possibile diagnosticare il cheratocono anche nelle sue forme più iniziali e seguire la sua evoluzione nel tempo. Si tratta di uno strumento in grado di misurare la curvatura della intera superficie corneale e di riportarla sotto forma di una mappa a colori, dove i colori più caldi rappresentano valori di curvatura maggiori e i colori più freddi rappresentano valori di curvatura minori: il cheratocono appare, in topografia corneale, come una area a colori caldi in un ambito di colori più freddi.

I casi caratterizzati da una maggiore progressione determinano uno sfiancamento della porzione di cornea interessata e, di conseguenza, un assottigliamento del tessuto nella zona dell’apice; a causa di ciò, si può avere una compromissione della trasparenza corneale con un deficit ulteriore del visus. Mentre nelle prime fasi della malattia è possibile ottenere una buona correzione del difetto refrattivo indotto dal cheratocono con un semplice occhiale, in un secondo momento è necessario ricorrere all’uso di lenti corneali a contatto per correggere l’astigmatismo irregolare corneale ed ottenere un miglioramento dell’acuità visiva. Si tratta di lenti semirigide o, nei casi più favorevoli, di lenti morbide di spessore elevato, decisamente più sopportabili rispetto alle prime. Quando la correzione con occhiali o lenti a contatto non è possibile, a causa dell’elevata irregolarità dell’astigmatismo o della intolleranza ad essi, è necessario ricorre alla chirurgia. Diverse sono le soluzioni proposte, ciascuna con vantaggi e svantaggi. Tra queste, possiamo ricordare:

  • la fotoablazione terapeutica con laser ad eccimeri per ridurre le opacità corneali all’apice del cheratocono

  • la cheratomileusi associata a laser ad eccimeri, con lo scopo di ridurre l’astigmatismo indotto dal cheratocono, ma con un indebolimento indotto del tessuto corneale. Si tratta di una tecnica attualmente non più proponibile

  • la cheratotomia, cioè da tagli (con diversa tipologia) effettuati per cambiare la curvatura corneale; anche questa tecnica non viene fortunatamente più eseguita

  • gli anelli intrastromali, che, introdotti nello spessore corneale, consentono di uniformarne la curvatura di superficie

  • la cheratoplastica lamellare, tecnica nella quale una lamella di tessuto corneale di un donatore viene innestata sulla cornea affetta da cheratocono dopo averne asportato gli strati più superficiali

  • la cheratoplastica perforante, ovvero il trapianto di cornea
      Infine, va ricordato che esiste una sola tecnica che ha lo scopo di ridurre la progressione del cheratocono: il Cross-linking del collagene corneale

Congiuntivite

E' l'infiammazione sia della cornea sia della congiuntiva. Può essere di diversi tipi.

Adenovirale
E' l'infiammazione contemporanea sia della cornea sia della congiuntiva provocata da Adenovirus, cioè da virus in grado di infettare le vie aeree e da qui di trasmettersi alla superficie degli occhi.

Gigantopapillare
In questo caso l'infiammazione è correlata alla presenza di un corpo estraneo, come lenti a contatto, protesi o fili di sutura ed è caratterizzata dalla formazione di papille infiammate nella congiuntiva, che talvolta sono visibili anche a occhio nudo. La cura è a base di farmaci derivati dal cortisone.

Primaverile
E' l'infiammazione contemporanea sia della cornea sia della congiuntiva che prende origine da un fenomeno allergico nei confronti di sostanze come pollini o pelo di animali domestici. I sintomi tipici sono intenso prurito, lacrimazione abbondante, bruciore, fastidio alla luce, secrezione mu­cosa.

Secca
E’, un'infiammazione che prende origine dall'esagerata secchezza dell'occhio che, non più adeguatamente protetto dal film lacrimale, si infiamma

Corioretinopatia sierosa centrale

E’ un versamento di liquido tra gli strati retinici; si manifesta tipicamente con visone distorta (metamorfopsia) ed offuscata. Molteplici cause sono state prese in considerazioni, alcune virali, altre degenerative; la terapia più efficace risulta la fotocoagulazione retinica, quando possibile.

Degenerazione Maculare Legata all’Età (Senile)

E' in Italia con la Retinopatia Diabetica ed il Glaucoma una delle maggiori cause di grave diminuzione visiva.L'affezione di solito inizia con la presenza di Drusen che possono poi dare origine o a lesioni atrofiche o a neovasi. Importante l'esame oftalmoscopico annuale dopo i 60 anni al fine di programmare un eventuale trattamento medico (Antiossidanti, Ozono terapia.) o parachirurgico (laser).

DEGENERAZIONE MACULARE SENILE - Forma Atrofica

Definizione:
deficit del visus imputabile ad alterazioni dell’epitelio pigmentato o a drusen e non a cataratta o ad altre patologie oculari; dovrebbe essere estesa ad ogni processo atrofico o essudativo situato anche eccentricamente che provocherebbe riduzione del visus qualora fosse coinvolto il punto di fissazione.

Incidenza:
La principale causa di cecità in individui di età superiore ai 65 anni.
Stima di 16.000 nuovi casi l’anno.

Prevalenza:
45 - 64 anni : seconda causa di cecità dopo il diabete
65 - 74 anni : 6,4 - 10%
oltre 75 anni : 19,7 - 30%

Fattori di rischio:
Malattia multifattoriale:

Età; Sesso femminile; Familiarità; Pigmentazione oculare scarsa; patologie cardio-vascolari; ipertensione; fumo; ipermetropia; Fattori ambientali: ruolo degli agenti ossidanti. Se non insorge una neovascolarizzazione, una ulteriore evoluzione che porti alla scomparsa delle cellule epiteliali e dei fotorecettori, dà luogo ad una zona di atrofia.
Sia l’atrofia che la neovascolarizzazione tendono ad essere bilaterali.

DEGENERAZIONE MACULARE SENILE - Forma essudativa

Incidenza:
Due studi epidemiologici, il Framingham Eye Study e l’ampio studio caso-sontrollo condotto da Hyman, hanno mostrato che la maggior parte dei casi di cecità legale dovuta alla DMLE presenta una forma essudativa (79% e, rispettivamente, 90%).

Fattori di rischio:
Drusen, effetti della luce, carenza di Vitamina C

Correlazioni anatomo-cliniche.
La sintomatologia (annebbiamento e deficit visus, metamorfopsie) è correlata alla presenza di liquido sottoretinico ed intraretinico ed alla presenza di emorragie che si accompagnano alla Membrana Neovascolare. Nella maggior parte dei casi l’evoluzione è verso la formazione di una cicatrice fibrovascolare disciforme che coinvolge Epitelio Pigmentato Retinico, Coroide e la maggior parte della retina neurosensoriale ; la presenza di isole di fotorecettori superstiti può consentire un visus residuo migliore rispetto a quanto prevedibile in base all’esame clinico.

Lo stimolo alla proliferazione dei vasi coroideali resta sconosciuto.

Diplopia

E' la visione doppia, causata da una differente capacità di focalizzazione degli occhi; le immagini così non cadono più nei punti simmetrici della retina. In genere questo disturbo è collegato alla paralisi di un muscolo motore dell'occhio.

Distacco di retina

Possono essere: Regmatogeni (secondari ad una rottura della retina), Trazionali (dovuti ad una eccessiva trazione sulla retina da parte del corpo vitreo), Essudativi (perlopiù dovuti a sottostanti neoformazioni coroideali). La sintomatologia è caratterizzata dalla sensazione di tenda o di ombra scura in una parte del campo visivo corrispondente, per estensione, all’ampiezza della retina distaccata; può essere preceduta dalla visione di mosche volanti (miodesopsie) o di lampi (fotopsie) che devono mettere in allarme ed indurre il paziente a sottoporsi ad una accurata visita oculistica che preveda la dilatazione della pupilla per l’esame oftalmoscopico. La terapia, chirurgica, è determinata dalla gravità ed estensione del distacco e può avvalersi oggi di tecniche molteplici.

Distacco di vitreo e miodesopsie

La sensazione di vedere piccoli corpuscoli grigia­stri o scuri che fluttuano nel campo visivo è nota come ‘miodesopsia’; è dovuta alla presenza di piccoli addensamenti di umor vitreo all’interno dell’occhio. Se il fenomeno degenerativo vitreale prosegue, può portare allo scollamento dell’umor vitreo dalla retina, fenomeno noto con il nome di ‘distacco di vitreo’.

Emorragia sottocongiuntivali

Si tratta di un versamento di sangue tra il bulbo e la congiuntiva; è spesso fonte di preoccupazione per il paziente perché colora di rosso la superficie dell’occhio, ma in realtà solo raramente è segno di una vera patologia; è comunque buona norma effettuare una visita oculistica per valutarne le possibili cause e la presenza di lesioni concomitanti a livello della parte più interna dell’occhio.

Epifora

Si definisce epifora (o illacrimazione) il patologico flusso di lacrime lungo le guance. Tale disturbo può essere la semplice conseguenza di una eccessiva produzione di lacrime, come avviene durante il pianto; se, invece, si è in presenza di una fisiologica produzione di lacrime, la causa è, generalmente da ricercare in un restringimento a carico delle vie lacrimali di deflusso, ovvero di quel sistema di condotti che raccolgono le lacrime dal sacco congiuntivale e le convogliano verso le cavità nasali.

Glaucoma

Si tratta di una patologia oculare molto frequente e, purtroppo, molte volte disconosciuta. Nella sua manifestazione più tipica è caratterizzata dall’aumento della pressione intraoculare (o tono oculare), da un conseguente danno a carico del nervo ottico e da un progressivo deterioramento del campo visivo.

Il Glaucoma acuto è una patologia assai pericolosa che può condurre alla cecità entro poche ore dalla sua insorgenza, se non viene diagnosticato ed opportunamente curato in tempo. E’ caratterizzato da un forte dolore oculare e perioculare accompagnato da nausea e vomito, da un offuscamento della vista e dalla visione di aloni colorati attorno alle luci. Questa sintomatologia è provocata dal fatto che si verifica una chiusura acuta dell’angolo camerulare, struttura che consente lo scarico l'eliminazione dell'umore acqueo; quest’ultimo si accumula all’interno del bulbo oculare, che assume una consistenza lignea; l’effetto di una pressione intraoculare elevatissima per poche ore si traduce in un danno irreversibile a carico del nervo ottico che può portare alla cecità. La terapia è sia medica (mediante farmaci assunti per via endovenosa, orale o topica) sia parachirurgica (mediante il Laser) che chirurgica. Molto importante è il riconoscimento da parte del medico oculista delle condizioni predisponenti ad un attacco acuto di glaucoma: in questi casi, mediante opportune terapie (Laser), è possibile prevenire i danni provocati da un attacco acuto.

Il Glaucoma cronico, o ad angolo aperto, è invece caratterizzato da un aumento più ridotto della pressione intraoculare, che, protratto nel tempo, porta a anni molto spesso irreversibili. Può essere riconosciuto, nel corso di una visita oculistica, grazie alla determinazione della pressione intraoculare, alla misurazione dello spessore corneale (tachimetria) all’esame del fondo oculare ed all’esame del campo visivo. Nel corso degli ultimi anni lo studio della morfologia del nervo ottico e delle fibre che lo compongono ha apportato un ulteriore strumento diagnostico e di follow-up. La terapia si avvale di diverse classi di farmaci somministrati per via topica, dell’ausilio del Laser ed, infine, della chirurgia.

Ipermetropia

Per facilitare la comprensione si potrebbe dire che l'ipermetropia è l'esatto contrario della miopia:in pratica determina una difficoltà nel percepire nitidamente gli oggetti vicini. Anche in questo caso il difetto può essere dovuto a due condizioni diverse: il bulbo oculare è più corto di quanto dovrebbe oppure cornea e cristallino hanno un minore potere refrattivo. Così i raggi luminosi non colpiscono la retina,ma un punto posteriore ad essa, obbligando l'occhio a un continuo, sforzo per mettere a fuoco le immagini.

Come si cura
  • Il laser a olmio: consiste nell'aumento della curvatura nella parte centrale della cornea grazie all'utilizzo del laser a olmio, emanato ai lati della cornea. Si corregge cosi il disturbo visivo. L’anestesia è topica e l'operazione dura pochi minuti. Dopo l'operazione è necessario portare un bendaggio per due giorni e utilizzare un collirio antibiotico soltanto subito dopo l'intervento.
  • Potranno comunque verificarsi opacità visiva, che sparisce con il tempo, dolore post-operatorio e possibile regressione della capacità visiva. Questo tipo di intervento indicato per correggere l'ipermetropia fino a 4 diottrie, per correggere i difetti dei "giovani presbiti", è che hanno difficoltà a vedere da vicino è da lontano a partire dai. 55 anni E' indicato anche per chi deve indossare le "lenti bifocali" e non riesce ad abituarsi.
  • Il laser a eccimeri e la Lasik: le caratteristiche di questi interventi sono quelle già viste nel paragrafo dedicato ai rimedi per la miopia. Naturalmente l'obiettivo di queste operazioni è diverso: il chirurgo, anziché appiattire la cornea, tende invece ad aumentarne la curvatura nella sua parte centrale.

Miopia

La miopia è la riduzione della capacità visiva da lontano: in pratica gli oggetti posti a una certa distanza vengono visti in modo sfocato. Questo difetto è dovuto a due cause principali: il maggiore potere, da parte di cornea e cristallino, di far convergere i raggi luminosi, oppure la lunghezza esagerata del bulbo oculare. Così i raggi luminosi non vanno a colpire la retina, ma un punto ad essa anteriore, dando origine a immagini sfocate. Un incidenza di questo difetto è molto alta: colpisce infatti circa il 20 per cento della popolazione mondiale.

Gli interventi chirurgici
La cheratotomia: consiste in incisioni sulla cornea a forma di raggiera con un bisturi dalla lama di diamante. Si ottiene così un appiattimento della cornea e quindi il miglioramento visivo. L’intervento si effettua in anestesia topica e dura circa un quarto d'ora. Dopo l'operazione è necessario portare un bendaggio per 24 ore, utilizzare colliri antibiotici e antinfiammatori per circa due settimane. La visione è buona dopo 2-5 giorni, ma ci possono essere indebolimento della struttura della cornea, possibilità di infezioni, possibile intolleranza alle lenti a contatto, possibile permanenza di sensazioni di abbagliamento. Questo intervento va eseguito dopo i 18 anni di età quando il difetto è stabile da almeno 1 anno ed è indicata per correggere la miopia compresa tra meno 1 e meno 0-8 diottrie.
  • Il laser a eccimeri: consiste nell'eliminazione concentrica di strati sottilissimi di tessuto corneale, con un bisturi a laser, guidato da un computer. Si modifica così la curvatura della cornea. L'operazione viene effettuata in anestesia topica e dura dai 50 ai 60 secondi. Dopo l'operazione è necessario portare un bendaggio dell'occhio operato per circa un giorno e una lente a contatto protettiva per circa 5-4 giorni e utilizzare colliri antibiotici è antinfiammatori per circa 15 giorni. L'assestamento visivo avviene in circa 2-5 settimane, ma se la miopia è piuttosto elevata per circa un anno ci può essere una certa opacità visiva. Questa operazione va eseguita dopo i 18 anni, quando il difetto è stabile da almeno 1 anno. E' indicata per correggere' la miopia compresa tra meno 1 e meno 6-8 diottrie.
  • La Lasik: consiste nell'utilizzo del laser a eccimeri per prelevare una sottile lamella di tessuto corneale. In questo modo è possibile modellarne la faccia interna, modificandone lo spessore. Poi si ricostituisce l'integrità della cornea. L’intervento si svolge in anestesia topica e dura dai 5 ai 10 minuti. Dopo l'operazione è necessario portare un guscio trasparente per un giorno e utilizzare colliri antibiotici per 1-2 settimane. La capacità visiva migliora già dopo un'ora dall'intervento. Va fatta dopo i 18 anni di età, per correggere la miopia compresa tra meno 6 e meno 18 diottrie.
  • L'impianto di lentine: prevede l'inserimento di una piccola lente con potere refrattivo, come una piccola lente a contatto, all'interno dell'occhio, in genere proprio al posto del cristallino. L’intervento dura circa un quarto d'ora e si svolge in anestesia locale. Dopo l'operazione è necessario portare un bendaggio per un giorno e utilizzare colliri antibiotici e antinfiammatori per una settimana circa. La capacità visiva viene recuperata dopo 2-7 giorni, anche se in genere si causano danni permanenti al sistema di accomodazione, che renderanno necessari gli occhiali per vedere da vicino. Questo intervento chirurgico è indicato quando la miopia è molto elevata (da meno 18-20 diottrie in poi).

Neurite ottica

Così si definisce l'infiammazione del nervo ottico. Si tratta di una condizione di emergenza che richiede il pronto inter­vento, poiché può causare la completa perdita della capacità visiva. Le cause della neurite ottica possono essere molto diverse: malattie veneree, malat­tie infettive acute, sclerosi multipla, meningite, ence­falite, avvelenamento. Per lo più, il disturbo colpisce le persone di età compresa tra i venti e i quarant'anni. La neurite ottica si manifesta all'improvviso, con per­dita della vista, offuscamenti, presenza di macchie nere, restringimento del campo visivo, dolore al movimento del bulbo. La cura si basa sulla somministrazione di forti farmaci antinfiammatori, come per esempio i derivati del cortisone, per via endovenosa.

Occlusioni venose

Sono determinate da tre fattori: alterazioni della parete vascolare, disturbi emodinamici, patologia ematica. Le cause più frequenti risultano essere l'arteriosclerosi retinica e la retinopatia diabetica. Si possono dividere in due forme:

  • Occlusioni della Vena Centrale della Retina

  • Occlusioni di Branca della Vena Centrale della Retina

Possono presentarsi in forma essudativa ed in forma ischemica.In questo caso possono dar luogo alla formazione di neovasi che debbono venire trattati mediante fotocoagulazione Laser allo scopo di prevenire un Glaucoma Neovascolare.

Pinguecola

Si tratta di una piccola formazione giallastra costi­tuita da elementi cellulari della congiuntiva, che si forma sulla congiuntiva stessa, lateralmente alla cor­nea. Può essere asportata chirurgicamente.

Pterigio

Così si indica l'ispessimento triangolare della congiuntiva, con apice, verso la cornea. A volte rappresenta l'esito dei processi ulcerosi e infiamma­tori; è riconosciuta una causa degenerativa legata all’esposizione alla luce solare ed alla polvere. Nel caso di una sua progressione verso il centro della cornea, possono derivare gravi conseguenze alla visione. Pertanto, se vi è una indicazione, esso va asportato completamente.

Retinonopatia arteriosclerotica

E’ una forma tipica dell’età; è caratterizzata da alterazioni che tipicamente coinvolgono prima i vasi arteriosi, le pareti dei quali subiscono un progressivo ispessimento ed un incremento del riflesso all’esame oftalmoscopico. Il progressivo inspessimento finisce con il comprimere i vasi venosi nei punti in cui arterie e vene si incrociano; si possono così verificare fenomeni di occlusione venosa noti come, trombosi venose, che possono interessare interamente o in modo selettivo rami venosi della vena centrale della retina.

Retinopatia diabetica

Caratterizzata da 2 forme:

  • "Back-Ground" con presenza di microaneurismi e microemorragiole e presenza o meno di Edema Maculare.

  • "Proliferante" con presenza di neovasi ed aree ischemiche in grado di complicarsi con Emorragie Vitreali, Distacchi di Retina, Rubeosi Iridea, Glaucoma Neovascolare.

Importante dal punto di vista diagnostico un esame del Fondo Oculare e l'esecuzione di una fluorangiografia al fine di programmare un trattamento laser.
Tutti i soggetti diabetici si devono sottoporre a periodici controlli del fundus allo scopo di rilevare la presenza dei primi segni di una retinopatia.

Retinopatia ipertensiva

Si tratta di una complicanza della Ipertensione arteriosa, che può presentarsi, talvolta, in forma acuta e drammatica nel corso di importanti crisi ipertensive. E’caratterizzata da un quadro oftalmoscopico tipico, con restringimenti localizzati dei vasi arteriosi, fino a veri e propri infarti retinici, e da edema della papilla ottica.
E’ consigliabile, a chi sia affetto da ipertensione arteriosa, effettuare controlli annuali del Fondo dell’occhio.

Strabismo

E’ l'incapacità di mantenere gli occhi allineati quan­do si fissa un oggetto, interessa quasi il 5 per cento dei bambini e a volte ricorre in più membri della stessa famiglia. Fortunatamente, se le cure sono precoci, le possibilità di rimediare sono davvero ottime sia dal punto di vista estetico che funzionale: gli occhi riprendono una posizione corretta e la visione torna normale. Ecco perché è molto importante sottoporre il bambino a una visita oculistica non solo se "incrocia" gli occhi ma anche se tende a mantenere la testa piegata, se è spesso stanco e ha mal di testa. Non sempre è possibile per i genitori accorgersi del problema. Esiste una forma di strabismo, detta "latente", che si riscontra solo attraverso un esame specialistico, durante il quale il medico copre in modo alternato i due occhi mentre il bimbo fissa un oggetto. Un'altra forma che può sfuggire è la "microtopia", che consiste in una deviazione dell'occhio piccolissima, quasi impercettibile. Ciò che invece non può sfuggire è lo stra­bismo "manifesto", che si riscontra quando uno dei due occhi devia in modo sensibile dal suo asse.

Lo strabismo si dice ‘convergente’ quando l'occhio devia verso il naso, e ‘divergente’ quando invece è rivolto verso le tempie. I medici distinguono anche fra deviazione verso l'alto o verso il basso e classificano inoltre il disturbo come "intermittente" se il bambino incrocia gli occhi solo di tanto in tanto, o "costante" se la deviazione è permanente. Il difetto,infine, può riguardare un solo occhio o riguardare alternativamente sia il destro sia il sinistro.

Il difetto più comune nel bambino è lo strabismo convergente. Di solito compare intorno ai 2-3 anni, dopo un periodo di strabismo intermittente in cui di tanto in tanto il bambino tende a chiudere un occhio per evitare di vedere doppio. In certi casi lo strabismo convergente può manifestarsi all'improvviso, per esempio dopo un periodo di febbre o una malattia esantematica, come il morbillo, la rosolia o la varicella. Queste malattie non sono direttamente responsabili del problema. Indebolendo l'organismo, però, mettono in evidenza un difetto visivo già esistente ma che ancora non si era manifestato:l’ipermetropia.

Il bulbo oculare degli ipermetropi è leggermente più corto del normale. Per riuscire a vedere perfettamente, l'occhio ipermetrope deve quindi modificare la curvatura del cristallino, cioè la sua lente interna, non solo quando guarda vicino (come avviene nell'occhio sano) ma anche quando guarda lontano. Questo meccanismo di "accomodazione" e sempre legato a un fenomeno naturale che porta gli occhi a convergere verso il naso ogni volta che è necessario mettere a fuoco un punto vicino. Con l'ipermetropia quindi. continuando a far convergere gli occhi, i muscoli deputati a questo movimento diventano sempre più robusti. Alla fine riescono ad avere il sopravvento costringendo l'occhio in una posizione innaturale. Ma ci sono altri disturbi che possono provocare lo strabismo, come la miopia (cioè la difficoltà a vedere da lontano a causa di un bulbo oculare più lungo della media). Infine ci sono forme congenite dovute, per esempio, a un'inserzione anomala dei muscoli dell'occhio. In quest'ultimo caso il difetto compare nei primi sei mesi di vita ed è inconfondibile per il grado elevato di deviazione dell'occhio.

Lo strabismo impedisce ai due occhi di cooperare per vedere la stessa immagine nello stesso punto dello spazio. Ciò che noi vediamo infatti non è altro che la somma delle informazioni che giungono al nostro cervello attraverso gli occhi stessi. Il bambino strabico vede lo stesso oggetto in due punti diversi (immagini doppie, quindi); oppure percepisce due oggetti diversi nello stesso punto dello spazio (imma­gini confuse). Per rimediare a questi inconvenienti, tuttavia, i suoi organi della vista si adattano dando origine a due fenomeni di compensazione.

Uno consiste in una rudimentale cooperazione tra i due occhi anche se le immagini cadono in punti non corrispondenti, quindi diversi, delle due retine. Un’altro si chiama neutralizzazione: il cervello, cioè, sopprime l'immagine che proviene dall'occhio deviato. Quest'occhio a poco a poco viene sempre meno utilizzato e perde così le sue capacità visive diventando "ambliopico". Se l'ambliopia è scoperta e curata entro i primi tre anni di età guarisce in poco tempo, mentre sono necessari alcuni mesi se viene rilevata tra il terzo e il quarto anno. A cinque anni il recupero dell'occhio rischia di non essere totale, e dopo i sei il danno diventa permanente. Ecco perché è indispensabile sottoporre i bambini a una visita oculistica entro i primi tre, quattro anni.

Una delle tecniche più efficaci contro l'ambliopia è l'occlusione. Consiste nell'applicare una benda sull'occhio sano in modo da costringere quello "debole" a lavorare di più e a recuperare gradualmente le sue funzioni. Il bendaggio viene tolto quando entrambi gli occhi hanno raggiunto pari acutezza visiva. In ogni caso, l'occlusione viene sospesa se dopo sei mesi non c'è stato alcun miglioramento. Se lo strabismo è dovuto all'ipermetropia (o alla miopia), è necessario correggere anche il difetto visivo. Oltre al bendaggio quindi il bambino dovrà indossare gli occhiali da vista.

In genere, se si interviene con tempestività, gli occhi tornano ad allinearsi. Se questo non dovesse succedere, si può eliminare lo strabismo con un intervento chirurgico, attraverso il quale si potenzia o si diminuisce la funzionalità dei muscoli che muovono l'occhio. L’operazione è abbastanza semplice, non richiede ricovero e va effettuata solo su bambini di età compresa tra i due e i quattro anni. E stata molto ridimensionata, invece, l'utilità della cosiddetta “ginnastica oculare". Gli esercizi ortottici, molto in voga alla fine degli anni Sessanta, consistevano nel far compiere al bimbo movimenti diversi con gli occhi. Attualmente quasi tutti gli specialisti concordano nel ritenere che le noiose sedute dall'ortottista diano risultati molto scarsi, perlomeno nella cura dello strabismo dei bambini. Fondamentale resta, invece, il contributo che l’ortottista dà alla diagnosi ed al follow-up del paziente affetto da strabismo.

Uveite

E' l'infiammazione dell'uvea, cioè lo strato vascolare del bulbo oculare. Può avere sede diversa: anteriore, media e posteriore. Le cause possono essere diverse: non infettive o infettive (ad esempio: herpes zoster oftalmico, sifilide, tubercolosi). Una persona che ha avuto in passato attacchi di uveite spesso può sentire in anti­cipo l'arrivo dell'attacco anche in assenza di chiari segni fisici clinici. Negli stadi più tardivi spesso compare dolore e, per la presenza dell'infiamma­zione e dello spasmo ciliare, fotofobia. Solitamente il dolore peggiora se il paziente legge o contrae il muscolo ciliare.

Vizi di rifrazione

  • Miopia: le immagini vengono messe a fuoco prima del piano retinico; il difetto viene corretto con l’ausilio di lenti divergenti che spostano il fuoco posteriormente, sulla retina

  • Ipermetropia: le immagini vengono messe a fuoco dietro al piano retinico; il difetto viene corretto con l’ausilio di lenti convergenti che spostano il fuoco anteriorrmente, sulla retina

  • Astigmatismo: i due meridiani principali vengono messi a fuoco su piani diversi; se almeno uno dei due piani focali cade sulla retina si parla di astigmatismo semplice, miopico o ipermetropico; se entrambi i piani focali cadono anteriorormente o posteriormente alla retina si parla di astigmatismo composto, rispettivamente miopico o ipermetropico; se i due piani focali cadono l’uno davanti e l’altro dietro la retina, si parla, infine, di astigmatismo misto

  • Presbiopia: si tratta di un difetto refrattivo considerato quasi fisiologico; colpisce inevitabilmente ogni individuo dopo i 40-45 anni di età e costringe ad utilizzare una adeguata correzione per potere metter a fuoco da vicino

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